Questa sera la banchina del porto di Savona è stata il punto d'arrivo per la nave di soccorso Humanity I, che ha attraccato dopo sei giorni di navigazione con a bordo 80 persone salvate nel Canale di Sicilia e in prossimità delle acque davanti alla Libia. I soccorsi, condotti dall'ong tedesca SOS Humanity, erano avvenuti nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, durante due interventi in condizioni di mare tempestoso.
Un approdo non scontato
Secondo quanto riferito dagli operatori a bordo, il gruppo non ha potuto sbarcare nel porto più vicino, Trapani, per il mancato via libera delle autorità italiane; di conseguenza la rotta è proseguita fino a Savona, con un tragitto che ha aggiunto circa 1.200 chilometri e sei giorni di navigazione. All'arrivo, ad attendere la nave, c'erano rappresentanti delle autorità savonesi, militi e volontari delle pubbliche assistenze impegnati nelle prime operazioni di presa in carico.
Composizione e condizioni del gruppo
Le persone a bordo fanno parte del gruppo salvato nelle operazioni del 13 e 14 ottobre. Tra gli oltre settanta adulti ci sono:
- 32 minori non accompagnati — alcuni dei quali, fanno sapere i soccorritori, avevano già ottenuto autorizzazione allo sbarco in Sicilia a seguito di decisione del Tribunale;
- due ragazze minorenni salvate durante gli incidenti marittimi del 13 e 14 ottobre;
- una donna con due figli, tra cui un neonato;
- almeno due persone evacuate per motivi medici durante la navigazione.
Alcuni membri dell'equipaggio hanno raccontato storie di viaggio drammatiche: una di queste riguarda Sankito, migrante fuggito dalla guerra in Sudan, al quale è stato attribuito il racconto di ripetuti tentativi di attraversamento e di ripetute detenzioni in Libia prima del salvataggio da parte della Humanity I.
"La nave è appena attraccata a Savona con il suo carico di sofferenza"
Interventi immediati e prossime fasi
All'attracco sono scattate le procedure previste: prima assistenza sanitaria a bordo per i casi più urgenti, identificazione e presa in carico da parte delle autorità competenti, e il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato locali per il supporto materiale e logistico. Non sono stati resi noti altri dettagli amministrativi relativi ai singoli trasferimenti o alle destinazioni successive delle persone soccorse.
Impatto sul territorio e interrogativi aperti
Lo sbarco pone all'attenzione pubblica temi che riguardano la gestione dei soccorsi in mare e la distribuzione degli approdi: il rifiuto o il mancato via libera allo sbarco nel porto più vicino ha impattato sulla durata e sulla pericolosità del viaggio per le persone a bordo, allungando la permanenza in mare in condizioni precarie. Sul territorio savonese, oltre all'impegno immediato delle pubbliche assistenze, si apre la fase di coordinamento tra prefettura, servizi sanitari e associazioni per garantire tutela e assistenza alle persone sbarcate.
Questa vicenda si inserisce nel più ampio contesto delle rotte migratorie del Mediterraneo centrale, dove operano navi delle ong internazionali impegnate in salvataggi, spesso in contrasto con scelte di area di approdo e procedure di autorizzazione. Per la città di Savona l'arrivo di Humanity I rappresenta, ancora una volta, la necessità di conciliare la gestione umanitaria con le procedure amministrative e sanitarie locali.
Numeri principali
| Voce | Dato |
|---|---|
| Persone a bordo | 80 |
| Minori non accompagnati | 32 |
| Giorni di navigazione fino a Savona | 6 |
| Chilometri aggiunti | 1.200 km |
Il porto savonese, con i suoi moli che guardano il largo, si è trovato ancora una volta a fare da approdo per storie di mare e fuga. Restano aperte le valutazioni sulle procedure di sbarco e sulle responsabilità nella gestione dei casi complessi, mentre sul luogo si concentrano gli sforzi umanitari e sanitari per dare risposte tempestive ai nuovi arrivati.
Roberto Ferri, corrispondente da Savona per ZTL