Mattina di protesta e blocco allo scalo cittadino
Genova si è svegliata oggi con uno scenario che ha richiamato l'attenzione su un presidio industriale che attraversa una crisi determinante per l'economia locale. I lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano, dopo cortei interni e una mobilitazione iniziata venerdì, hanno occupato l'aeroporto internazionale "Cristoforo Colombo", bloccando temporaneamente alcune attività dello scalo.
La protesta è stata scatenata dalla comunicazione notturna dei commissari aziendali che hanno richiesto la cassa integrazione per gran parte del personale: 870 lavoratori su 917 rischiano di essere coinvolti. Secondo i sindacati, la misura è arrivata nonostante un accordo siglato pochi giorni prima che prevedeva la prosecuzione delle lavorazioni mediante approvvigionamenti esterni di coils e bramme in caso di fermo dello stabilimento di Taranto.
Le ragioni della mobilitazione
Dai racconti dei partecipanti emergono due elementi che hanno alimentato la rabbia: il carattere improvviso della comunicazione e la percezione di contraddizioni tra gli impegni assunti e le decisioni operative.
- Tre giorni di presidio costante sotto la prefettura, poi il rientro in fabbrica;
- La richiesta di CIG comunicata a tarda sera, ideale scatenante per lo sciopero del mattino successivo;
- Occupazione dell'aeroporto come atto di pressione verso istituzioni e commissari.
Nel corso delle assemblee e dei comizi, i rappresentanti sindacali hanno ribadito la necessità di garantire approvvigionamenti immediati per non bloccare ulteriormente le linee di produzione. Armando Palombo della Fiom ha denunciato una gestione oscillante degli impegni presi, definendo "scellerata" l'alternanza fra intese positive e richieste contraddittorie in pochi giorni. Più netto l'appello di Nicola Appice (Fim Cisl), che ha richiamato al quadro nazionale e all'imminente pronunciamento della Corte di Cassazione sullo stabilimento di Taranto come fattore che aggrava l'incertezza sulle forniture.
"Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari"
La protesta ha visto anche l'intervento di Fabio Ceraudo (Usb), che ha sottolineato la necessità di difendere a Genova il presidio industriale, inteso come bene collettivo per la città portuale.
Reazioni delle istituzioni e sviluppi attesi
La mobilitazione ha ricevuto prese di posizione a livello cittadino e regionale. Il governatore della Liguria, Marco Bucci, ha definito la mossa dei commissari come «sorprendente», ipotizzando un uso non lineare dell'operazione per coprire esigenze economiche. Anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha parlato di quanto accaduto come di una situazione da rivedere, richiamando analogie con precedenti tensioni industriali in città.
In serata è arrivata una nota del ministero del Lavoro che, secondo i sindacati, congela provvisoriamente l'annuncio notturno dei commissari sulla richiesta di cassa integrazione. Il chiarimento ministeriale ha evitato, almeno per il momento, l'estensione immediata della sospensione delle attività produttive. La nota è stata illustrata ai lavoratori da Armando Palombo al termine della giornata di mobilitazione.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Dipendenti stabilimento genovese | 917 |
| Coinvolti nella richiesta di CIG | 870 |
I sindacati hanno ottenuto l'impegno che le parti saranno convocate per una nuova procedura di Cassa integrazione a partire dal 27 ottobre, data in cui è previsto un incontro a Palazzo Chigi per discutere la situazione aziendale e i riflessi sui livelli occupazionali. La data segna un passaggio politico e istituzionale importante, atteso da lavoratori e amministrazioni locali.
Una città che guarda al suo porto e alla sua industria
Genova, città di mare e di scambi, vede ancora una volta intrecciarsi questioni industriali e geografia urbana: gli addetti dell'ex Ilva provengono da un quartiere legato alla tradizione siderurgica di Cornigliano, dove la fabbrica non è solo impresa ma elemento identitario. Le vie che collegano l'impianto al porto e all'aeroporto raccontano una dipendenza infrastrutturale che si riflette nelle conseguenze immediate di ogni fermo produttivo.
La giornata si è chiusa con un sospiro di sollievo parziale, ma la tensione resta. I lavoratori hanno ottenuto una sospensione temporanea dell'effetto immediato della richiesta di cassa integrazione, ma la partita sui fornitori, sui tempi di approvvigionamento e sulle decisioni definitive dei commissari non è chiusa. Per la città, la vertenza rappresenta un banco di prova per la tenuta del lavoro e per la capacità delle istituzioni di trasformare la protesta in soluzioni concrete.