Un riconoscimento alla memoria di un protagonista dell'artigianato friulano
Udine ha ufficialmente inserito il nome di Diego Di Natale nel Famedio dei benemeriti del Cimitero monumentale di San Vito, luogo che custodisce la memoria delle figure che hanno inciso sulla storia economica, politica e sociale della città e della regione. La cerimonia, svoltasi oggi, ha richiamato familiari, rappresentanti delle categorie produttive e le istituzioni cittadine.
Di Natale, nato a Sedegliano nel 1909 e cresciuto a Udine, fu il primo presidente dell'Unione Artigiani del Friuli, carica che ricoprì dal 1946 al 1980. Il suo nome si aggiunge a quello di altre personalità recentemente ricordate nella stessa cornice, tra cui Gianni Bravo, Giuseppe Tonutti e gli ex sindaci Claudio Mussato ed Enzo Barazza.
Presenze istituzionali e ricordi pubblici
Alla cerimonia hanno partecipato il figlio, Renzo Di Natale, il presidente di Confartigianato Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti, il presidente di Confindustria Udine, Luigi Pozzo, e il sindaco di Udine, Alberto De Toni. Nei loro interventi è emersa la lettura del ruolo svolto da Di Natale nel radicare e valorizzare l'artigianato come componente essenziale dell'economia locale.
“Un patrimonio che poteva crescere attraverso la collaborazione, le tutele e la formazione dei giovani. Seppe trasformare l'esperienza della bottega in un progetto collettivo, capace di offrire opportunità a migliaia di persone e professionisti.”
Le parole sono del sindaco, che ha sottolineato come l'iniziativa risponda anche all'invito del figlio Renzo e colmi «una lacuna nella memoria della città», riaffermando l'attualità dei concetti promossi da Di Natale.
Le attività e l'eredità professionale
Nel corso della sua lunga attività Di Natale fu promotore di numerose iniziative rivolte al sostegno e allo sviluppo dell'artigianato regionale. Tra i contributi evidenziati durante la cerimonia figurano:
- la fondazione e la lunga presidenza dell'Unione Artigiani del Friuli (1946-1980);
- il ruolo nella nascita della Cassa Mutua Malattia e dei consorzi di credito a sostegno delle imprese artigiane;
- la presidenza per vent'anni dell'Ente regionale per lo Sviluppo dell'Artigianato;
- la promozione di iniziative espositive dalle quali nacque Casa Moderna;
- l'impegno per la formazione giovanile e il coinvolgimento degli artigiani nella ricostruzione post-terremoto del 1976.
| Anno | Ruolo/Evento |
|---|---|
| 1909 | Nascita a Sedegliano |
| 1946-1980 | Presidenza Unione Artigiani del Friuli |
| 1976 | Impegno per la ricostruzione post-terremoto |
| 1995 | Morte (26 maggio) |
Ripercussioni locali e valore civico
L'introduzione nel Famedio rappresenta un atto simbolico ma anche pubblico di riconoscimento del contributo che la figura di Di Natale ha dato allo sviluppo economico e sociale del territorio. La sua attività di organizzatore e promotore di servizi mutualistici e creditizi ha inciso sulle strutture che ancora oggi sostengono molte imprese locali.
Per la città di Udine e per il Friuli la memoria di chi ha lavorato alla ricostruzione dopo il grave sisma del 1976 resta uno snodo significativo: non si tratta solo di ricordare eventi, ma di preservare modelli di intervento collettivo e pratiche associative che hanno favorito la resilienza del territorio.
Un gesto che guarda al futuro
Il riconoscimento pubblico di oggi ha anche una dimensione proiettata verso il futuro: le istituzioni intervenute hanno richiamato la necessità della formazione dei giovani, della tutela competitiva delle imprese e della collaborazione tra soggetti pubblici e privati come elementi fondamentali per continuare a valorizzare il patrimonio artigiano. Il Famedio, oltre a essere luogo di memoria, diventa così uno spazio in cui ribadire l'importanza di scelte politiche e sociali a sostegno di mestieri e filiere del territorio.
Diego Di Natale, insignito del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica, morì il 26 maggio 1995. L'introduzione del suo nome nel Famedio sancisce il ritorno al centro della memoria cittadina di un protagonista che ha contribuito a plasmare l'identità economica e sociale del Friuli.