A Tolentino, in provincia di Macerata, tre operai edili di nazionalità egiziana sono saliti ieri su una gru alta circa 40 metri piazzata in piazza San Nicola e vi sono rimasti per undici ore per protestare contro la mancata corresponsione di più mensilità di stipendio. La protesta è terminata in serata, dopo una lunga trattativa che ha coinvolto forze dell’ordine, vigili del fuoco, sindacati e l’amministrazione comunale.
Il fatto e la dinamica della protesta
I tre operai, tutti tra i 25 e i 30 anni e residenti in una casa in affitto a Gagliole, hanno effettuato l’azione al mattino e sono rimasti sulla gru dalle ore 9 alle ore 20. La struttura che hanno scelto serve quattro cantieri nel centro storico. Durante la protesta hanno minacciato di gettarsi nel vuoto qualora qualcuno fosse salito o avesse tentato di toccare la gru, per ottenere il pagamento degli stipendi arretrati.
“Vogliamo i nostri soldi – urlavano –. Se qualcuno sale o tocca la gru, ci buttiamo”.
Intervento delle autorità e mediazione
Sul posto è stato predisposto un ampio dispositivo di sicurezza: polizia di Stato, carabinieri, polizia locale, vigili del fuoco e ambulanze del 118. Sono intervenuti anche rappresentanti sindacali e il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, che ha parlato al telefono con gli operai. La mediazione ha richiesto molte ore, al termine delle quali i tre sono stati convinti a scendere senza ricorrere a gesti estremi.
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Numero degli operai | 3 (di nazionalità egiziana) |
| Altezza della gru | circa 40 metri |
| Durata della protesta | 11 ore (dalle 9 alle 20) |
Ruoli delle imprese e ricostruzione post-sisma
Dalle informazioni raccolte risulta che i tre lavoratori erano dipendenti di una ditta che operava in subappalto. L’azienda appaltatrice per i cantieri sarebbe la Crucianelli Restedile, mentre la ditta subappaltatrice indicata è la Fima Marche, con sede operativa a San Severino. Enrico Crucianelli, titolare della ditta appaltatrice e presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili di Macerata, ha precisato che la ditta appaltatrice ha regolarmente pagato il subappalto e che i tre operai non stavano lavorando nei suoi cantieri.
Il caso riapre il tema della catena degli appalti e della tutela dei diritti dei lavoratori impegnati nella ricostruzione post-sisma, in cui la presenza di subappalti può rendere più difficile il controllo sulla regolarità retributiva e contributiva.
- La manifestazione ha avuto luogo in pieno centro storico, con ricadute sull’ordine pubblico.
- I sindacati locali hanno partecipato alle trattative sul posto.
- Il sindaco ha seguito direttamente la mediazione, parlando con gli operai coinvolti.
Questioni aperte e possibili sviluppi
Dal caso emergono due questioni principali: la tutela dei salari dei lavoratori impiegati nei cantieri di ricostruzione e l’efficacia degli strumenti di controllo. Crucianelli ha auspicato un intervento coordinato delle istituzioni per monitorare non solo la regolarità contributiva ma anche quella retributiva, indicando il badge di cantiere come uno strumento utile per incentivare la messa in regola delle imprese.
Il fatto mette inoltre in luce la vulnerabilità dei lavoratori in subappalto e la necessità di procedure che consentano verifiche più puntuali lungo l’intera filiera degli appalti. Le autorità e i sindacati locali potrebbero avviare verifiche sui pagamenti e sulle condizioni contrattuali degli operai coinvolti, senza che al momento siano state rese note ulteriori azioni giudiziarie o amministrative.
La vicenda, che si è risolta senza conseguenze fisiche gravi grazie alla mediazione, resta un campanello d’allarme sulle difficoltà della ricostruzione post-sisma e sulla necessità di politiche più efficaci per la tutela dei lavoratori impiegati nei cantieri.