Ragusa, i giovani e la speranza

Leggio (Caritas): "Aiutarli a immaginare il futuro"

article image Leggio: "Non è possibile immaginare un mondo dove manchi la speranza per i più giovani"


07 Novembre 2019

"Non è possibile nemmeno immaginare un mondo dove manchi la speranza per i più giovani".

Così Domenico Leggio, Direttore della Caritas Diocesana di Ragusa, commenta il nostro approfondimento sull'indagine realizzata proprio dalla stessa Caritas nel maggio 2017 e dedicata ai giovani e alle loro prospettive di vita. 

Domani e sabato, a questo proposito, è in programma, nella tenuta diocesana di c.da Magnì, un workshop dal titolo "Giovani: rigeneratori di comunità".

Una due giorni, a conclusione del progetto Estamos Juntos, di apprendimento partecipativo dedicata ai giovani, per riflettere attivamente sulla stretta connessione tra sviluppo del territorio e sviluppo personale e sociale.

"La sfiducia nelle istituzioni e nella politica - spiega Leggio, riferendosi ai dati emersi dal rapporto - nonostante si tratti di un risultato atteso, è l'elemento sintomatico di una comunità in affanno. Regge ancora il legame con la famiglia, e se i nostri giovani non lasciano il territorio, spesso, è proprio perchè questo legame è ancora vivo. Ma anche questo aspetto rischia di perdersi di fronte a quella che chiamo "comunità dei social network", dove, al posto delle relazioni personali e dirette, è in atto una costante "spersonalizzazione", caratterizzata dall'assenza di stimoli, comunicazione e, infine, prospettive. Il bisogno principale dei giovani, quindi, è quello di essere aiutati a vivere i propri sogni, trovando quelle guide disponibili e disinteressate, ma sensibili e attente, che li sostengano nel rimettersi in gioco. L'esperienza di venerdì e sabato, va proprio in questo senso. Il problema della disoccupazione e dell'assenza di prospettive è serio, nessuno pensa a come risolverlo, e, spesso, gli strumenti individuati non sono adeguati in termini di risposta. Ad esempio, abbiamo constatato come alcuni giovani, non hanno presentato domanda di Servizio Civile, perchè già beneficiari del reddito di cittadinanza. Il quale, seppur utile, diventa una misura meramente assistenzialista, che non centra gli obiettivi che si era fissata, ovvero l'inserimento lavorativo degli aventi diritto, in tempi rapidi".

Ricorre, molto spesso, nelle parole degli imprenditori, anche della nostra provincia, la difficoltà di reperire giovani adeguatamente formati per lavori di particolare specializzazione. E' un problema da inserire tra quelli più urgenti, per far ripartire la speranza?
 
"La questione della formazione professionale, in particolare in Sicilia, è una triste vicenda che porta, al suo fianco, anche un altro tema fondamentale come quello dell'abbandono scolastico. E' impressionante come buona parte del sistema di formazione professionale, oggi, sia assolutamente necessario e, almeno altrettanto assente. A questo proposito, pochi giorni fa, come Caritas, abbiamo dato una risposta ad un bisogno manifestato da un giovane, il quale voleva partecipare al corso di Saldatore, con la possibilità, al termine della formazione, di un inserimento immediato nel mondo del lavoro. Ma non poteva, perchè impossibilitato a sostenere i costi della propria formazione. Ci ha pensato la Caritas, attraverso un intervento congiunto, e le lacrime di questo ragazzo sono passate dallo sconforto alla gioia. Mi chiedo è possibile andare avanti con questi piccoli segni? O ciò non dovrebbe stimolare la presa in carico, da parte delle istituzioni pubbliche, di una necessità evidente che potrebbe aiutare non solo i giovani ma anche le imprese? Recentemente, abbiamo discusso di questo tema con alcune associazioni di categoria, le quali ci dicevano che da parte del mondo produttivo tale richiesta, di giovani adeguatamente formati, è sempre più pressante. Allora, mi chiedo: perchè non si interviene immediatamente?".

Caritas, peraltro, ha in cantiere una serie di progetti di Servizio Civile, che rappresentano un'ottima opportunità per mettersi in gioco. 

"E' assurdo pensare che il Servizio Civile sia diventato, per i giovani dai 18 ai 29 anni, l'unico ammortizzatore sociale disponibile, a parte il lavoro. Noi, peraltro, abbiamo attivato il progetto Estamos Juntos, che rappresenta un'ulteriore evoluzione, in questo senso. Infatti, si tratta di un'esperienza di volontariato gratuito, per nove mesi, tra Ragusa e Lisbona, ma con un elemento in più. Ossia, la vita di comunità, reale, senza mediazioni, per coloro che vi partecipano. E' un'esperienza incredibile, che sta dando frutti molto importanti. E che, spesso, in coloro che la osservano, crea sconcerto. Le partecipanti dell'ultima esperienza, si sono sentite ripetere, per un numero incredibile di volte, la stessa domanda: non è possibile che siate qui, senza essere pagate. E invece, è proprio la gratuità del servizio, unita alla possibilità di un'esperienza unica, in due realtà diverse eppure spesso simili, a rendere Estamos Juntos un percorso speciale, per far emergere quelle qualità che, fin troppo spesso, vengono mortificate nei nostri giovani". 

Caritas, peraltro, ha in cantiere una riproposizione dello studio del maggio 2017, proprio sui giovani, che consegnò una realtà sconcertante e, purtroppo, ancora ignorata. 

"Abbiamo somministrato il nostro questionario, rigorosamente anonimo, ai 105 giovani che hanno scelto Caritas per uno dei 45 posti disponibili nei progetti di Servizio Civile, per verificare come sia mutato lo scenario. Ora siamo nella fase di elaborazione, ma la sensazione è che le falle individuate appena due anni fa si siano acuite, e che la demotivazione sia aumentata. Da parte della Diocesi, l'obiettivo è quello di individuare nuove iniziative, che proseguono nel tempo, come il workshop in programma domani e sabato, per aiutare i giovani a riscoprire la bellezza di vivere la sfida di progettare, gioiosamente, il proprio futuro". 

 

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