Il divario tra giovani e anziani

Anteas Ragusa e i dati Censis


28 Giugno 2020

“Le conseguenze economiche della pandemia hanno coinvolto meno gli anziani con il 90,7% di essi che nel lockdown ha continuato a percepire gli stessi redditi, contro il 44,5% dei millennial e il 45% degli adulti”. 

E’ quanto evidenzia Anteas Ragusa riportando i dati dell’osservatorio Censis-Tendercapital sulla “silver economy” dal titolo “La silver economy e le sue conseguenze nella società post Covid-19”, che sottolinea quali sarebbero le conseguenze della pandemia anche per gli over 65. 

“Stiamo cercando di capire se, pure nella nostra città – spiega il presidente di Anteas Ragusa, Rocco Schininà – si sia creato un divario tra giovani e anziani, valutando con attenzione come questi ultimi abbiano reagito durante l’emergenza sociale, economica e sanitaria”.

Dall’osservatorio emerge che la silver economy rappresenta ancora una risorsa per la società anche nella fase post-Covid-19. 

“In particolare, oggi – continua Schininà – abbiamo rilevato che gli over 65 sono più ottimisti in merito al proprio futuro e a quello della propria famiglia con meno pessimismo e più fiducia degli altri (32,8%) contro il 10,4% dei millennial e il 18,1% degli adulti. Gli over 65 sono anche i più positivi sulle chance di ripresa del nostro Paese (20,9%), mentre crolla in questo caso la fiducia dei millennial (4,9%). Sono dati che stiamo elaborando per una riflessione attenta su quella che potrebbe essere l’aspettativa di ripartenza della nostra città. Infatti, da una parte abbiamo gli over 65, mediamente in buona salute, solidi economicamente, con vite appaganti e una riconosciuta utilità sociale, dall’altra i giovani. Questa la spaccatura che ha creato la pandemia con i giovani che vedono il longevo come privilegiato. Dai dati, infatti, emerge che il 49,3% dei millennial (il 39,2% nel totale della popolazione) ritiene che nell’emergenza sia giusto che i giovani siano curati prima degli anziani e il 35% è convinto che sia troppa la spesa pubblica per gli anziani, dalle pensioni alla salute, a danno dei giovani. In verità, dice l’osservatorio, sono aumentati per gli anziani i costi sociali e molti sono stati costretti a rinunciare alle abitudini quotidiane, dagli incontri con amici e familiari (74,6%), ad andare dal parrucchiere, barbiere, estetista (50,7%), a fare passeggiate in centro o nei parchi urbani (46,8%), a partecipare a riti e cerimonie religiose (41,3%), viaggiare (38,3%), fare gite fuori porta (27,9%), andare al cinema, teatro, concerti (26,7%). Inoltre, il Covid-19 non ha colpito solo gli anziani. I dati dell’Osservatorio sembrano smentire la relazione tra l’alta presenza di anziani e l’alta incidenza dei contagi”.

Che conclusioni si possono trarre da queste indicazioni? 

“Per quanto riguarda la nostra città – continua Schininà – ma direi anche il nostro territorio provinciale, si dovrà cercare di fare il possibile nel tentativo di ricucire questo strappo, per così dire, generazionale. Ci sono buoni motivi per ritenere che occorrerà molto tempo prima che si possa arrivare alla normalità della prepandemia. Ma i dati che abbiamo la possibilità di elaborare ci offrono indicazioni di massima su quelle che potranno essere le strategie da approntare, anche come associazione, per quanto riguarda il futuro. Sappiamo che ci muoviamo su un terreno minato ma è indispensabile tracciare le dovute linee programmatiche per recuperare il futuro con la massima attenzione”.

 

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