Giovani, la voglia di non arrendersi

Il workshop Caritas e i dati sul Servizio Civile

article image I giovani provano a investire sul loro rilancio e, su quello della comunità del futuro (foto repertorio)


11 Novembre 2019

"Anche le migliori analisi sul mondo giovanile, pur essendo utili, non sostituiscono la necessità dell'incontro faccia a faccia". 

Queste parole, di Papa Francesco, aprono l'elaborazione dei dati del questionario anonimo che hanno coinvolto i 105 giovani che hanno scelto di concorrere per i 45 posti del Servizio Civile Nazionale in progetti della Caritas Diocesana di Ragusa.

E rappresentano il trait d'union tra il rapporto citato e il workshop, "Giovani: rigeneratori di comunità", voluto proprio da Caritas nella tenuta diocesana di contrada Magnì, conclusosi sabato nell'ambito del progetto "Estamos Juntos". Un "laboratorio" che, lo anticipiamo, proseguirà anche nei prossimi mesi, segno tangibile del successo dell'iniziativa. 

Proprio i dati, innanzitutto, fanno emerge un mondo, quello giovanile ragusano che, seppur in difficoltà, ha voglia di reagire. 

Il tunnel, nerissimo, e visibile, ancora oggi, dai dati oggettivi, infatti, sembra non aver precluso, per questi ragazzi, la possibilità di intravedere una luce, che significa futuro. 

Anche se, questi giovani, avrebbero tutte le motivazioni oggettive per arrendersi. 

Si tratta, infatti, di una fascia d'età che, negli anni, per l'assenza di politiche efficaci, è stata costretta, quasi, a scappare, come dimostra il raddoppio dei giovani siciliani emigrati all'estero, da 6.700 a 12.500 nel periodo temporale dal 2012 al 2018, che per Ragusa significa aver perso da 353 del 2012 a 717 giovani nel 2018. 

Un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 53%, meno di 2.2 start up ogni 1.000 società di capitale, 27,3 laureati ogni 1.000 residenti giovani. Sono solo alcuni dei numeri di un'ecatombe. 

Eppure, per questi 105 giovani, come detto, di cui il 75% è di sesso femminile (dal 71% del rapporto 2017), come vedremo tra poco, risalire la china è possibile. 

E ciò nonostante, peraltro, un quadro occupazionale che in due anni non è affatto mutato. Anzi, se possibile, è perfino peggiorato.

Lieve aumento del lavoro a tempo pieno e saltuario con contratto (rispettivamente dal 3 al 6 e dal 6 all'8%, rispetto al rapporto 2017), ma un aumento di coloro, tra i 105 aspiranti, che non studiano e non lavorano, dal 6 all'8%, con un'ovvia contrazione di coloro che ancora studiano, dal 30 al 26%. 

Il quadro consegnato dal rapporto Caritas, non muta nemmeno le aspirazioni di questi ragazzi, che si vedono, nella maggioranza dei casi, 50, come "docente", od operatore del commercio, 33 casi, o in un lavoro d'ufficio, 28 casi, mentre resta basso il ricorso all'autoimprenditorialità, solo 6 casi. 

Poco considerate, in generale, sia il turismo che l'agricoltura, che dovrebbero essere, secondo la "vulgata" comune, i tesori principali del territorio ibleo. 

L'87% si dichiara cristiano, per l’82% del totale “la religione è abbastanza o molto importante”, il 55% non appartiene ad organizzazioni di alcun tipo, nessuno è iscritto a un partito politico, e il 30% se ne dichiara deluso. Peraltro, per quello che abbiamo detto prima, come dargli torto.

La famiglia resta il valore di gran lunga più importante, per il 93% degli utenti, così come la libertà. 

Amore, amicizia, realizzazione personale e cultura, gli altri valori in pole, mentre tra le preoccupazioni maggiori spiccano la disoccupazione e lo sfruttamento lavorativo e, più in generale, la solitudine. 

Ma allora, dove si registra quel cambiamento necessario per il rilancio di un mondo, quello giovanile, che significa speranza per il futuro? 

Nelle idee, che sono poi l'aspetto più importante. 

Questi giovani scelgono il Servizio Civile per sentirsi utili agli altri, per imparare da un'esperienza e acquisire competenze dalla formazione. Queste sono le motivazioni più ricorrenti. 

Permane, d'altra parte, la volontà di avere un reddito, il che dimostra come il SCN sia diventato l'unico ammortizzatore sociale per questa fascia d'età (come dichiarato proprio al nostro giornale dal Direttore della Caritas di Ragusa, Domenico Leggio), e di entrare più rapidamente nel mondo del lavoro. 

Ancora più interessante, e per molti versi stimolante, è l'auspicio per il futuro. 

Il 38% di coloro che hanno compilato il questionario, infatti, vuole diventare parte attiva dei processi di cambiamento, essere protagonista di esperienze d'innovazione dal basso e il 35% si augura di non doversi accontentare, e di investire le proprie energie per realizzare i propri desideri.

E' del tutto evidente, quindi, la volontà di cambiare le cose. Ovviamente, per farlo, serve un sostegno forte, efficace, ragionato e orientato. 

Proprio quello che ha inteso portare avanti la Caritas di Ragusa, con il workshop di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. E, visti i risultati e le aspirazioni dei giovani, che emergono dal rapporto sul Servizio Civile, mai scelta fu più azzeccata. 

Il gruppo dei giovani ricercatori del territorio ibleo che ha partecipato alla due giorni guidata dal professor Massimo Zortea, docente dell'Università di Trento, vuole continuare e chiede di essere affiancato sotto gli aspetti formativi, progettuali, del fare rete e sistema e della comunicazione. 

Il prossimo appuntamento, probabilmente, sarà a gennaio. 

Intanto, lo stesso Domenico Leggio, Direttore della Caritas di Ragusa, tira le somme di un primo confronto, ricco di stimoli e di impulsi positivi. Ecco le sue considerazioni.

"Tra le tante parole chiave, tre, in particolare, hanno segnato il percorso di queste giornate. Coraggio, senso e possibilità. Il coraggio di dare parola e di mettersi in cammino: lo spazio dell’ascolto nella costruzione di contesti inclusivi e comunitari. Come sottolinea Papa Francesco, infatti, "camminare è aprire frontiere, uscire, aprire porte e cercare strade. Il secondo aspetto, è legato alla necessità di costruire un percorso che abbia un senso: attraverso il coraggio di un gruppo di persone che con la propria storia, i propri percorsi, i propri talenti, i propri desideri vogliono giungere ad “una voce singola, ma non ad una singola nota”. Infine, la possibilità di costruire delle traiettorie, partendo dalle risorse e dai bisogni del territorio in cui vivo: una logica sistemica e di rete, e non autoreferenziale. Come dice un proverbio africano, infatti, per fare crescere un bambino ci vuole un villaggio".

Crediamo siano le parole più adeguate, e, come abbiamo visto, non certo le ultime, per capire che il mondo giovanile non è rassegnato e che, soprattutto, è il momento di condividere, percorsi, idee, progetti e relazioni. 

Per rendere quelle piccole luci di cui abbiamo parlato all'inizio, un fascio potente che indichi la via verso il rilancio del territorio ibleo e la rigenerazione della sua comunità. Per assicurarsi un futuro a tinte splendenti. 

 

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