Cgil, primo maggio ancora senza piazza

L'intervento del segretario di Ragusa, Peppe Scifo


02 Maggio 2021

"Un primo maggio ancora senza piazza. Tra drammi e speranze il futuro di donne e di uomini". L'intervento del segretario provinciale Cgil, Peppe Scifo.

"Anche quest’anno per la seconda volta il Primo Maggio sarà una giornata segnata dall’assenza delle piazze a causa delle condizioni generali legate alla pandemia, che a distanza di un anno e mezzo ancora dimostra dati preoccupanti e le conseguenti misure restrittive.

Il Paese dopo circa 15 mesi dalla proclamazione dello stato di emergenza è allo stremo, con larghe fasce di popolazione in sofferenza sotto il profilo della salute, per i lutti, dove si contano ormai più di 120mila morti in Italia e più di 5300 in Sicilia.

Le sofferenze dovute alla condizione sanitaria si legano drammaticamente alle ripercussioni della pandemia sul piano sociale ed economico, dove sono emerse in maniera forte le diseguaglianze, le povertà sotto traccia, già preesistenti.

A pagare il prezzo più alto lavoratrici e lavoratori precari, discontinui, e chi aveva già una condizione di lavoro nero o irregolare. In una situazione come quella presente nel nostro territorio, dove spesso i contratti sono formalmente part time, oppure dove esiste un lavoro retribuito poco e con le svariate forme cosiddette atipiche, l’impatto è stato e continua ad essere devastante.

Nella ristorazione abbiamo registrato finti contratti a chiamata dove in maniere furtiva venivano sistematicamente dichiarate poche ore di lavoro settimanale e le lavoratrici e i lavoratori si sono visti arrivare assegni di cassa integrazione con importi di circa 100/150 euro mensili del tutto insufficienti a garantire livelli minimi di sopravvivenza. 

Poi c’è il mondo del lavoro “ufficiale” dove la crisi ha avuto il doppio impatto; sui lavoratori dei settori essenziali esposti al rischio quotidiano di contagio, e gli altri invece costretti a restare a casa in cassa integrazione.

Sono 3.501 le denunce di infortunio sul lavoro da Covid 19 in Sicilia, su un totale nazionale di 131.000, tra questi ci sono stati anche diversi decessi a partire dalla categoria più colpita, cioè i lavoratori della sanità. Per quanto riguarda il ricorso alla cassa  integrazione i dati sono drammatici : 140 milioni di ore di cassa autorizzate per il 2020  rispetto ai 9 milioni del 2019 con un incremento del 1.306%. Circa 4 miliardi e 329 milioni di ore autorizzate a livello nazionale rispetto ai 259 milioni di ore del 2019 .

Dati pesanti che colpiscono ancora di più se pensiamo che un singolo lavoratore in CIG a zero ore per tutto il periodo ha visto ridursi il proprio reddito di circa 5900 euro al netto delle tasse (con un calcolo fatto su operaio con reddito lordo 22.000,00 euro).

 Mentre nei primi mesi della crisi, con l’emergere di tutte le difficoltà sulla popolazione circolava l’idea di un ritorno alla normalità “meglio di prima”, di fatto la realtà si è mossa purtroppo in piena continuità con le criticità e le contraddizioni preesistenti.

Oggi accanto alle macerie della crisi pandemica esiste anche l’opportunità di impiegare le risorse del piano Next Generation EU, per progettare il futuro e realizzare quell’idea del ritornare migliorati.

Le risorse ci sono, e sono tante ma vanno impiegate nella giusta direzione affinché veramente il Paese possa rialzarsi offrendo opportunità per tutte quelle fasce della popolazione che finora hanno pagato il prezzo più alto di questa crisi.

Per questo occorre pensare a una nuova stagione di sviluppo che si basi prevalentemente su un idea di sostenibilità umana, ambientale e sociale. Occorre creare le basi per una società più giusta, fondata sui principi fondamentali contenuti nella nostra Costituzione. 

La CGIL di Ragusa è fortemente impegnata in questo percorso per affermare innanzitutto la necessità di destinare una parte considerevole delle risorse al sud, per cercare di ridurre il divario atavico rispetto al nord partendo dalla valorizzazione di tutte le potenzialità esistenti, per favorire una buona occupazione soprattutto rivolta alle donne e ai giovani.

Per questo ribadiamo la necessità di un intervento destinato alla infrastrutturazione meriale ed immateriale del mezzogiorno per valorizzare le tante eccellenze territoriali nei diversi campi e per innescare processi di sviluppo compatibili, innovativi e in grado di determinare crescita sociale per le comunità.

Occorre quindi dotare la Sicilia di una infrastrutturazione capace di mettere a sistema le risorse ambientali, paesaggistiche, culturali assieme alle diverse eccellenze sul campo agroalimentare, industriale e del manifatturiero.

È importante sottolineare alcuni aspetti del piano sui quali occorre generare una alleanza tra istituzioni territoriali e parti sociali affinché alcuni progetti possano realizzarsi coerentemente ad un idea di cambiamento, partendo dalle vocazioni del nostro territorio.

C’è il tema della transizione ecologica che interessa il territorio sotto due aspetti; il primo la necessità di impiantare infrastrutture e sistemi per gestione dei rifiuti in chiave pubblica, e il secondo, quello della non più rimandabile conversione della serricoltura in chiave eco sostenibile.

Partendo da questo occorre agganciarsi alla missione che prevede gli investimenti infrastrutturali per le nostre opere progettate da diversi decenni ma mai realizzate.
Strade, autostrade, aeroporto, porto e il rilancio dei collegamenti ferroviari.

Sul piano della infrastrutturazione sociale non può essere rinviabile l’intervento sulla sanità pubblica, che con la pandemia ha dimostrato diversi drammatici limiti; l’istruzione a partire dalla necessità del prolungamento del tempo scuola per combattere le povertà educative e fornire una buona formazione alle nuove generazioni al pari degli altri Paesi europei. 

C’è previsto nel PNRR un punto molto importante per noi che da anni abbiamo messo la lotta allo  sfruttamento come priorità assoluta nella azione della CGIL denunciando le aziende irregolari e soprattutto l’inefficienza di un sistema istituzionale di controlli.

È le riforme e gli investimenti in materia di politiche del lavoro sono integrati dalla previsione di un Piano d’azione nazionale volto a rafforzare la lotta al lavoro sommerso nei diversi settori dell’economia.

Il Piano comprenderà un rafforzamento  dell’Ispettorato nazionale del lavoro, attraverso l’assunzione di circa 2.000 nuovi ispettori su un organico corrente di circa 4.500.

Riteniamo fondamentale un servizio di vigilanza e contrasto soprattutto alla luce delle prospettive di ripresa grazie ai fondi del PNRR che saranno investiti in questo territorio.
Le  ricadute occupazionali dovranno determinarsi sotto il segno del buon lavoro, regolare e in sicurezza a tutela della dignità di tutte e tutti senza distinzione alcuna di nazionalità, sesso, regione.

Il Primo Maggio rappresenta la Festa, la lotta e la solidarietà internazionale tra le lavoratrici e i lavoratori di tutto il modo.

Lottiamo affinché, già a partire dal prossimo anno, la festa del Primo Maggio possa celebrarsi senza restrizioni, con la pandemia alle spalle e con già qualche conquista che sicuramente ci sarà solo se le lavoratrici e i lavoratori riconquistano il proprio protagonismo, e se noi sappiamo essere determinati ed adeguati rispetto alle necessità del tempo".

 

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