Avis, faro della comunita'

Donazioni in crescita specie tra i giovani

article image Il presidente di Avis Ragusa, Roccuzzo, durante la presentazione del "murale" di Van Helten


07 Febbraio 2019

"Il contributo di tutti, in particolare dei più giovani, è fondamentale. E va tenuto in considerazione. Solo così si possono migliorare ulteriormente i risultati eccezionali già raggiunti. Del resto, siamo una grande famiglia. E nella famiglia, ciascuno è ugualmente importante". 

Così Paolo Roccuzzo, Presidente di Avis Ragusa, descrive l'aspetto centrale di un'associazione che, di recente, ha concluso le celebrazioni per i suoi primi 40 anni. 

"A proposito di famiglia, uno degli aspetti che ho voluto sottolineare in maniera particolare, è proprio quello legato a intere famiglie che vengono insieme a donare, e dopo, sempre insieme, fanno colazione; perchè qui, ognuno, si sente a casa". 

Un bilancio, quello dei 40 anni, ricco di contenuti.

"L'importanza di Avis nel tessuto sociale della comunità, è cresciuta in maniera imprevedibile, e non ipotizzabile, nel corso del tempo. Dati superiori a quelli di altre realtà, nel territorio nazionale, che hanno superato i 90 anni di attività. Oltre a questo aspetto, va considerato un dato: in Italia, mediamente, si registrano 28 donatori e 50 unità di sangue, in media, ogni 1.000 abitanti. In Irlanda, il paese europeo con il più alto numero di donazioni, registriamo 70 donatori e 110 unità di sangue ogni 1.000 abitanti. A Ragusa, invece, sono 143 i donatori ogni 1.000 abitanti e 208 le unità di sangue. Sono numeri, che non hanno bisogno di ulteriori commenti. E la dicono lunga sul ruolo di Avis nella nostra comunità". 

Una realtà, l'Avis, che guarda costantemente ai giovani. "Nessuna istituzione, dallo Stato alla Scuola, può ignorare i giovani. Qualsiasi realtà, attività, culturale, economica e sociale, ha l'obbligo di farlo. Per noi, questo aspetto, è assolutamente vitale; sollecitare, sensibilizzare alla generosità, attraverso la donazione di sangue, non rappresenta solo un'attività di promozione sociale positiva, ma anche una crescita culturale, per tutti noi. E Ragusa, anche in questo caso, eccelle: tra tutti i neo 18enni della nostra città, i donatori raggiungono l'incredibile percentuale del 50%. Deve considerare che, a livello nazionale, il dato si attesta intorno al 10%. E questo dato, in totale controtendenza rispetto al resto d'Italia, ci dovrebbe permettere di colmare il gap demografico, su cui non possiamo ovviamente incidere, "sostituendo", senza contrazioni, gli attuali donatori 65enni, che, al momento, sono circa il 30-35% in più, rispetto alla popolazione giovanile". 

Avis Ragusa, come è stato sottolineato anche durante le celebrazioni dei 40 anni, che rappresenta una casa anche per tante persone straniere, che vivono nel nostro territorio. Senza distinzioni, senza pregiudizi. 

"Una delle persone che abbiamo invitato a parlare della sua esperienza con la nostra associazione, e sono oltre 200 donatori da 36 paesi diversi, ha dato una definizione che ritengo esautiva: il colore del sangue è universale. Nel nostro statuto, tra i punti fermi, oltre al fatto che la donazione è volontaria, gratuita e anonima, c'è anche l'aspetto dell'assoluta estraneità a qualsiasi credo religioso, politico o di altro tipo. Avis Ragusa è di tutti e per tutti. E pensate, solo per un secondo, al fatto che tante persone, le quali provengono da situazioni difficili, e da un percorso di vita complesso, abbiano deciso di "donare" alla nostra comunità il proprio sangue. Noi, durante le celebrazioni, abbiamo voluto coinvolgerli per fornire il proprio contributo, in termini di esperienza, per arricchire il mondo Avis. E oggi, nella nostra sala convegni, attraverso le bandiere dei 36 paesi da cui provengono i nostri donatori stranieri, loro possono trovare un simbolo, almeno ideale, della loro patria". 

Un Avis che accoglie e che, soprattutto, fa della tradizione un valore aggiunto. "Avere oltre 10.000 donatori attivi su una popolazione di 70.000 abitanti, è la testimonianza più diretta della grande generosità della nostra comunità. Se ci pensa, significa avere almeno un donatore in ogni famiglia. E poi, io considero donatori anche quelli che, per raggiunti limiti d'età, non possono più donare il sangue, ma continuano a trasmettere, attraverso la loro presenza ed esperienza, la "cultura" della donazione alle nuove generazioni. E' il nostro modo di accrescere la nostra storia, il nostro percorso, i nostri straordinari esempi di sensibilità e attenzione verso l'altro". 

L'obiettivo, per quest'anno, è chiaro: "per i motivi che ho detto prima, ossia la necessità di colmare il gap demografico, che vede, a parità di adesione, su 1.000 65enni che smettono, "solo" 700 nuovi ingressi, il successo più grande sarebbe quello di mantenere i livelli di generosità attuale. In realtà posso già dire che, anche quest'anno, abbiamo ulteriormente incrementato i nostri dati sulla donazione. E' davvero sorprendente, ma rappresenta bene, anche in termini numerici, il senso di una storia che continua. Anche e soprattutto a livello provinciale, dove confermiamo la nostra crescita. Del resto, per Avis Ragusa, con la recente riforma, il ruolo di capofila rispetto alle Unità di Raccolta sparse nel territorio, è indispensabile che, come le dita di una mano, tutte funzionino in armonia e con risultati, ovviamente non solo numerici, uniformi. E' un'altra grande sfida, che intendiamo portare avanti con successo, grazie al contributo di tutti". 

A proposito di sfide, un esempio evidente è legato all'innovazione. In questo senso, Avis Ragusa, sta addirittura attivando un progetto "pilota", per ridurre ulteriormente i meccanismi, ma soprattutto i tempi, della raccolta di sangue.

"E' uno sforzo necessario, che Avis Ragusa fa con sacrificio e con entusiasmo. Del resto, è uno dei nostri obiettivi centrali, quello di andare incontro alle esigenze dei nostri donatori, persone che studiano, lavorano e dedicano parte del proprio tempo, che noi siamo chiamati a non sprecare. Da due anni abbiamo sperimentato, con successo, la donazione "pomeridiana" solo su prenotazione. Da un giorno alla settimana, il giovedì, abbiamo dovuto aggiungere, visto l'alto numero di prenotazioni, anche due mercoledì pomeriggio al mese. Da meno di un mese, dopo aver raccolto le adesioni dei nostri donatori, oltre il 50%, lo scorso anno, abbiamo attivato il progetto "attesa zero". Al donatore chiediamo la disponibilità a concordare, in maniera precisa, giorno e ora della donazione, con una sorta di corsia dedicata, tra visita medica e donazione in senso stretto. Devo dire che i primi dati sono già molto incoraggianti, in senso positivo. Ma, del resto, i nostri donatori hanno da tempo dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alle altre realtà. Da parte nostra, possiamo solo cercare di essere all'avanguardia, innovando nella giusta misura e dando loro il miglior servizio possibile". 

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