Anteas e le sofferenze degli anziani

Ragusa, "riaprano le associazioni"


18 Maggio 2020

“Noi anziani non soffriamo in quanto, dovendo mantenere le distanze, nessuno può ‘amarci’, ma soffriamo in quanto, dovendo mantenere le distanze, non possiamo ‘amare’ più nessuno”. 

E’ questo il significativo messaggio raccolto da Anteas Ragusa e proveniente dai numerosi rappresentanti della terza età che, in città, stanno ancora osservando le precauzioni dettate dal lockdown, sebbene la fase 2 sia già stata avviata da giorni. 

“Sì, è vero – hanno detto alcuni di loro al presidente Anteas Ragusa, Rocco Schininà – siamo degli anziani, perciò un peso per la società, ma, pur sapendo che gli anni da vivere non saranno tanti, abbiamo ancora tanta voglia di vivere, ci riteniamo ancora utili. Come abbiamo sempre fatto, vogliamo ancora dare senza chiedere niente, vogliamo dare fino all’ultimo respiro, proprio per queste ragioni faremo di tutto per arrivare alla morte ancora da vivi”.

“Purtroppo – sottolinea Schininà – dobbiamo amaramente constatare che quanto avevamo paventato si sta verificando e cioè che il fatto di continuare a fare rimanere a casa gli anziani, seppur assolutamente comprensibile e dettato da necessità legate all’emergenza sanitaria, si sta trasformando in un supplizio. In questa fase 2, gli anziani saranno gli ultimi a poter uscire da casa. E’ un po’ l’ironia della sorte: dicendo agli anziani di stare a casa, vorremmo convincerli che lo facciamo, e in effetti è così, perché vogliamo loro bene. Ma dobbiamo considerare che tenendoli in “prigione”, impediamo loro di volere bene, anzi li condanniamo a non volere bene. Capisco che possa trattarsi di una forzatura. Ma occorre prendere atto che si sta cercando in tutti i modi di bloccare il contagio. E tutti sappiamo che l’emergenza non è ancora finita. E che, quando succederà, solo allora si potrà tornare ad una vita normale. Purtroppo, i tempi saranno ancora lunghi. E gli anziani, almeno quelli con cui mi sono confrontato in città, temono che quando tornerà la normalità non saranno più in grado di svolgere quel poco che vorrebbero fare, un poco che per tutti loro è lo scopo della vita. Se continuano a rimanere a casa, d’altro canto, sicuramente diventeranno tutti depressi, tutti con patologie degenerative, consumeranno quintali di psicofarmaci (antidepressivi, ansiolitici, antipsicotici). E allora quali le soluzioni?”.

Secondo Anteas, è opportuno organizzare delle uscite specifiche anche per gli anziani che non andranno in mezzo alla gente ma in campagna o al mare per prendere una buona boccata d’aria e soprattutto girare per rimettere in circolazione, e al meglio, le loro funzionalità.

“Sarebbe altresì opportuno – continua Schininà – che, anche le associazioni in cui ci si occupa di anziani, in cui si gioca a carte, a bocce, in cui, insomma, si tengono iniziative di ogni genere, possano finalmente programmare le loro attività, senza assembramenti, naturalmente, e facendo in modo che tutti utilizzino i dispositivi di protezione individuale. E’ questo il prossimo passo dell’emergenza che, anche a Ragusa, dobbiamo avere cura di attuare nella maniera migliore. E’ questo il passo necessario per far sì che, finita l’emergenza, gli anziani della nostra città possano risultare ancora in piena forma”. 
 

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