Reddito di Cittadinanza, la situazione a Ragusa

Se lo chiede il gruppo M5S di Ragusa

article image "Come si sta organizzando Palazzo dell'Aquila per i progetti utili alla collettività?"


12 Gennaio 2020

Con la pubblicazione, lo scorso 8 gennaio, del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, firmato lo scorso 22 ottobre dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, ha preso il via ufficialmente la seconda fase del reddito di cittadinanza. 

Fase in cui entrano in gioco i Comuni di residenza dei percettori del sussidio, che fino a questo momento non avevano goduto di alcun beneficio.
 
Sono i consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle Ragusa ad evidenziarlo chiarendo, altresì, che i beneficiari del reddito di cittadinanza sono tenuti a svolgere lavori di pubblica utilità all’interno dei progetti utili alla collettività (Puc), sulla base di quanto stabilito non solo dal decreto 4/2019, ma anche dal decreto attuativo pubblicato, appunto, l’8 gennaio scorso sulla Gazzetta Ufficiale dopo un accordo tra Ministero del Lavoro e Comuni. 

In pratica, i beneficiari del reddito di cittadinanza, tranne gli esonerati, dovranno essere convocati da parte dei Centri per l’Impiego con la firma del Patto per il Lavoro.
 
I progetti utili per la collettività, che non devono superare le otto ore settimanali, sono svolti in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. 

Le 8 ore settimanali si possono svolgere in un solo giorno o in più giorni della settimana e si possono svolgere anche in un solo periodo del mese. 

“Ecco perché – sottolineano i consiglieri comunali pentastellati – chiediamo di sapere come si sta organizzando il Comune di Ragusa per dare attuazione alle suddette previsioni. Molte sono le risposte, con questi Progetti di utilità collettiva, che si potrebbero fornire alla cittadinanza. I Puc, così come si legge sulla Gazzetta, non rappresentano un rapporto di lavoro e pertanto i lavori di pubblica utilità non sono da considerarsi prestazioni di lavoro autonomo, subordinato o parasubordinato”. 

E’ opportuno precisare che la mancata accettazione della condizione stabilita dal decreto da parte di uno dei componenti del nucleo familiare, determina la decadenza del reddito.

 

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