Cassì: no a favoritismi e clientelismi

Ragusa: il Sindaco denuncia, Territorio e Pd si infuriano


11 Gennaio 2020

Il messaggio del Sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, che denuncia una situazione definita "intollerabile", negli uffici comunali. Ecco la sua nota.

“Nei giorni scorsi è successo un fatto grave: un esponente di un partito, ben noto in città sebbene in questo momento privo di incarichi pubblici, con la complicità di alcuni uffici ha avuto accesso agli sportelli nelle normali ore di chiusura al pubblico per sbrigare pratiche in favore di altri cittadini. Favoritismo, clientelismo, proselitismo: sono tre concetti che non possiamo in alcun modo tollerare. Sfruttare “amicizie” e influenze per ottenere consensi tra i cittadini, evidentemente ben lieti di avere chi sbriga per loro le pratiche saltando le code, è semplicemente inaccettabile. Una logica di certa “politica” che di politico non ha un bel niente. Ho quindi immediatamente chiesto un’indagine interna e relativi provvedimenti, venendo addirittura a scoprire che un altro esponente dello stesso partito ha agito nella medesima maniera. Il messaggio che voglio lanciare deve essere quindi chiaro a tutti: noi non prestiamo il fianco a questo “sistema”. 

A Cassì, non si sa bene per quale motivo, visto che la polemica, seppure meritevole di ulteriori approfondimenti, non lascia spazio a dubbi rispetto ai presupposti e ai principi, risponde il Movimento Territorio. Una nota francamente poco comprensibile, che vi proponiamo integralmente.

"Dalla segreteria cittadina di Territorio, una nota a firma Michele Tasca, Emauele Tasca e Andrea Battaglia, in ordine alla presenza di politici all’interno degli uffici comunali, fuori dall’orario di ricevimento del pubblico, per sbrigare pratiche per conto di cittadini.

Lo avevano detto in campagna elettorale, un Sindaco senza esperienza e digiuno di politica non avrebbe avuto vita facile. 

Le sbandate del primo cittadino, all’interno della sua giunta e nella comunicazione con l’esterno, lasciano trapelare un’azione incerta, poco produttiva, nervosa, tendente a imporre una autorevolezza che, in effetti, non è ancora consolidata e provoca non poche fibrillazioni.

Oggi ne abbiamo due esempi, entrambi di particolare gravità per una ottimale conduzione della cosa pubblica.

Un piano strategico del turismo, gestito da una associazione nell’ambito del Bilancio partecipativo, viene affidato, inspiegabilmente, all’assessore allo sviluppo economico, escludendo, di fatto, non tanto l’assessore al bilancio partecipativo quanto, piuttosto, quello al turismo, confermando le voci di assurde strategie per un riordino delle deleghe assessoriali imposto dall’ingresso in giunta di nuovi elementi.

Strategie che creerebbero tensioni e insoddisfazioni fra le file della maggioranza, determinando una atmosfera non certo confacente ad una serena gestione del governo della città.

Un’altra azione del Sindaco, che ci permettiamo di giudicare poco opportuna, è quella della denuncia sui social di presunti favoritismi e clientelismi che avverrebbero presso gli uffici comunali per favorire esponenti politici, attualmente senza cariche pubbliche, ma abbastanza noti in città, che si recherebbero negli uffici, fuori dagli orari, di ricevimento, saltando, di fatto le file alle quali sono costretti i comuni cittadini.

La vicenda non è ancora definita, nei suoi contorni, lo ammette lo stesso Sindaco che, però, dà tutto in pasto all’opinione pubblica, senza preventiva verifica, e senza accertare se, come pare, il politico fosse munito di regolare appuntamento.

Il Sindaco vuole colpire un certo ‘sistema’, considera inaccettabile fruttare “amicizie” e influenze per ottenere consensi tra i cittadini, ribadisce che non si possono tollerare favoritismo, clientelismo, proselitismo.

Senza ancora avere certezze su come sono andate le cose, il primo cittadino ha chiesto una indagine interna e relativi provvedimenti, anche perché, pare, non sia stato l’unico caso di politici, con cariche pubbliche o senza cariche, che utilizzano questo sistema di accesso diretto agli uffici, saltando le file o fuori dall’orario di ricevimento del pubblico.

Se, in linea di principio, può essere indiscutibile l’esigenza di evitare favoritismi vari, per ogni categoria di cittadini, di fatto l’intervento del Sindaco non colpisce tanto chi, evidentemente, non è entrato con la forza, ma delegittima, di fatto, l’operato del dirigente, dei funzionari, dello stesso assessore che dovrebbe avere la situazione sotto controllo per questi aspetti.

Sembra, di più, un attacco alla classe amministrativa di palazzo, sfruttando l’occasione della segnalazione della presenza di qualcuno negli uffici, per sbrigare pratiche, in orari di chiusura al pubblico.

Denigrare l’operato dei dipendenti comunali, con una denuncia di questo tipo, non è certo l’arma migliore per l’efficientamento della macchina amministrativa.

Offendere i dipendenti comunali, perché hanno portato rispetto ad un ex-consigliere comunale o ad un ex-assessore, accusandoli di azioni clientelari e di sistemi da vecchia politica, non è una trovata da politico esperto, senza dire che già, dagli uffici, trapelano precise notizie su interventi, anche in altri uffici comunali, di consiglieri della maggioranza e di uomini dello staff del gabinetto del sindaco.

Ci permettiamo di consigliare al Sindaco un ridimensionamento naturale della vicenda, che deve essere riportata nei confini giusti dei rapporti fra classe amministrativa e classe politica, a tutti i liveli, quella classe politica, eletta dai cittadini, che, al Comune deve essere di casa per una corretta, trasparente e regolare gestione della cosa pubblica.

Il Sindaco, che è un avvocato, sa come la legge giudicherebbe i comportamenti in oggetto per i quali il giudizio sovrano è quello della gente, si tratta pur sempre di un peccato veniale, del politico o degli uffici, del tutto da dimostrare, nei suoi contorni reali.

Non siamo ancora in regime dittatoriale".

E non manca nemmeno la nota dei consiglieri comunali del Pd, Chiavola e D'Asta, anch'essa francamente inspiegabile e dello stesso tenore. Ci riserviamo un pensiero più articolato, sull'intera vicenda, nei prossimi giorni.

"Restano attoniti i consiglieri del Partito Democratico, Mario Chiavola e Mario D’Asta per il messaggio del sindaco Cassì che denota inesperienza, confusione amministrativa e molta incertezza, quest’ultima già rivelatasi nel corso della prima parte di governo della città.

Tutto parte dalla denuncia di un fatto, non ancora accertato ma che il primo cittadino giudica già grave e intollerabile: un esponente di un partito, noto in città ma, al momento senza cariche pubbliche, avrebbe avuto accesso agli sportelli comunali, pare dell’ufficio tributi, con la complicità di alcuni uffici, nelle ore di chiusura al pubblico, per sbrigare pratiche in favore di alcuni cittadini che lo avevano munito di regolare delega.

Il sindaco giudica intollerabile il fatto che esponenti di partito sbrighino pratiche per conto di cittadini, evitando che gli stessi facciano la coda negli uffici competenti.

Scrive ancora il sindaco: “Favoritismo, clientelismo, proselitismo: sono tre concetti che non possiamo in alcun modo tollerare. Sfruttare “amicizie” e influenze per ottenere consensi tra i cittadini, evidentemente ben lieti di avere chi sbriga per loro le pratiche saltando le code, è semplicemente inaccettabile.

Una logica di certa “politica” che di politico non ha un bel niente”.

Il Sindaco Cassì ha chiesto un’indagine interna e relativi provvedimenti, venendo addirittura a scoprire che un altro esponente dello stesso partito avrebbe agito nella medesima maniera, intendendo non prestare il fianco a questo “sistema”.

I consiglieri del Partito Democratico giudicano l'intervento aberrante, nella forma e nella sostanza: “Un sindaco che dovrebbe pensare a sistemare le strade, a badare ai ceti meno abbienti, agli studenti, alle scuole, al verde pubblico, a far crescere la comunità, a realizzare opere pubbliche, senza aver accertato prima i fatti - puntualizzano i consiglieri Pd – dà in pasto all’opinione pubblica due elementi negativi assai”.

“In pratica – aggiungono D’Asta e Chiavola - denigra la sua macchina amministrativa e il suo operato, offende i dipendenti comunali che si presterebbero ad azioni clientelari e di vecchia politica. Ancora, attacca chi si occupa dei cittadini, in piena legittimità, con spirito di servizio, cosa sempre accaduta e accettata democraticamente da tutte le amministrazioni che si sono succedute dalla fine del fascismo in poi. Sapevamo di un sindaco inesperiente, ora vediamo un sindaco intollerante oltre che poco capace, che non ha avuto il buon gusto di verificare se, effettivamente, ci sono funzionari che si prestano a non rispettare le regole. Sono finiti i tempi del Podestà che voleva avere tutto sotto controllo e pensava anche di poter tenere lontano dal Comune gli avversari politici che, innanzitutto, devono sempre essere rispettati. Siamo certi che questo sindaco non ha nulla a che fare con quella politica e con quei sistemi, riteniamo di poter consigliare che farebbe bene ad occuparsi di altre questioni della città per la quale l’attività amministrativa è in forte ritardo".

D’Asta e Chiavola concludono aggiungendo: “In definitiva si legge grande insicurezza, velata da immensa presunzione, chi ancora ha dimostrato di non conoscere bene la politica non può venire a raccontare quali siano le buone prassi della politica stessa”.

 

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