Passione e innovazione: Mondial Granit

Giovanni Leonardo Damigella racconta la sua azienda

article image Giovanni Leonardo Damigella: storia di un successo


04 Novembre 2019

Il segreto per ripartire negli anni bui della crisi, economica e sociale? Guardare al futuro, rischiare e amare, profondamente, il proprio lavoro. 

Giovanni Leonardo Damigella, "anima" della Mondial Granit S.P.A., declina questa triplice ricetta in quella che, da subito, non è un'intervista, bensì un dialogo. 

Una rara capacità del fondatore di una società che, oggi, nel settore, è "la prima o la seconda azienda in Europa, esporta in 56 nazioni e cresce, mediamente, di circa il 10% annuo", è infatti quella di mettere a proprio agio il proprio interlocutore, chiunque egli sia.

E "investirlo", letteralmente, di una passione senza fine per una vera e propria arte. E anche se, oggi, l'innovazione ha sostituito alle mani dell'artigiano la potenza delle macchine, quel sentimento e quell'entusiasmo, sono il vero "motore" della qualità di un impegno unico.

"Il marmo è vivo - spiega lo stesso Damigella - la pietra vive, ed è l'unica testimone del tempo che passa. Quando vede un rivestimento di questo tipo, in qualunque ambiente o locale, pensi che ci sono voluti milioni di anni per realizzare quella pietra o quel marmo. E le dirò di più: la più bella opera realizzata da mani d'artista, un colore o una pittura astratta, in natura, è già presente da migliaia o addirittura milioni di anni".  

Basterebbero queste parole, per capire come l'amore per questo settore, venga prima di qualsiasi considerazione economica o di altro tipo, per Damigella.

"Osservare le pietre è come leggere un libro a ritroso. Le pietre parlano".

Una passione che si traduce nel rispetto dell'ambiente e nella cura. L'azienda di Damigella è un vero e proprio modello in tal senso. 

"Il segreto è trovare il giusto equilibrio. La nostra attività è un esempio di sostenibilità ambientale. A partire dalla lavorazione degli scarti della pietra, per creare nuove opere e garantire un riciclo quasi totale, per giungere all'energia elettrica, con l'attivazione di un impianto da 1,5 megawatt, e un altro già pronto da realizzare. Inquinamento zero, equilibrio massimo".

Ma come nasce Mondial Granit? 

"Dalla separazione, tra me e i miei fratelli, della vecchia azienda di famiglia. L'atto costitutivo è del 20 Aprile 1991. Da allora, siamo cresciuti in maniera esponenziale". 

Nel frattempo, però, la Sicilia e in particolare il modello Ragusa, dopo anni di grande considerazione, si è rivelato inadeguato ad affrontare le sfide moderne, ed oggi, è in netta crisi. 

"La nostra Isola - spiega Damigella - è quasi ferma. I giovani emigrano, ed è sempre più difficile trovare ragazzi, almeno diplomati e con dimestichezza con l'informatica, da inserire nella nostra realtà".

Una responsabilità della "classe politica" o incapacità del tessuto economico e sociale di reagire alle criticità?

"Dipende poco dalla nostra realtà locale, specie quella politica. Il vero problema è di carattere nazionale, con una persecuzione, quasi scientifica, nei confronti delle imprese. Burocrazia, vincoli, paralisi. Io resterò in Italia e, in particolare, in provincia di Ragusa, ma le offerte per trasferire l'attività in Nord Africa o nei paesi dell'Est Europeo, non sono mancate. E, devo dire, se avessi guardato al solo aspetto economico, avrei avuto una certa convenienza. Le faccio un esempio: ho comprato alcuni nuovi impianti per la mia attività, da una ditta italiana, che, però, fa solo l'assemblaggio dei pezzi. La costruzione, è demandata ad aziende, sempre italiane, che si sono trasferite, però, in Estonia, Lettonia o Bulgaria. Praticamente, in pochi anni, abbiamo perso una parte imprescindibile della nostra filiera produttiva. E non solo nel mio settore".

Un'altra caratteristica di Damigella, che non abbiamo volutamente fatto rilevare all'inizio, è, ed è quasi una sorpresa per una persona vulcanica e passionale come lui, l'estrema pacatezza con cui parla. Voce bassa, sguardo fisso sul proprio interlocutore, la pazienza di spiegare, a un profano, i dettagli più profondi di una materia, la pietra, unica e affascinante.

Perchè Mondial Granit resta qui? 

"Io amo la mia terra. In modo particolare la provincia di Ragusa e quel gioiello chiamato Chiaramonte Gulfi. Sono originario di Mineo, ma questa provincia la sento mia, nel profondo. Si resiste, e, attraverso le innovazioni tecnologiche, riusciamo a competere con tutti, a livello mondiale. Perfino con i cinesi".

I suoi colleghi imprenditori, con cui parla, che ne pensano dell'attuale situazione?

"C'è chi è sfiduciato e chi è ottimista. Chi vede la fine del tunnel e chi no. Ma questo accade anche nei periodi felici. La verità è che occorre avere coraggio, scommettersi sempre, non fermandosi a riflettere sul passato, ma guardando al futuro".  

Quando parliamo del territorio ibleo, Damigella si commuove. Ed è un fiume in piena.
 
"Mineo potrebbe essere tranquillamente gemellato con Chiaramonte. Ha le stesse caratteristiche geografiche, le stesse viuzze, gli stessi cortili, come quello Damigella che, oggi, proprio a Mineo, nella nostra casa di origine, è intitolato alla memoria di mio padre. Devo dirle, però, che amo profondamente Chiaramonte, per la sua gente. Non esiste un altro luogo dove gentilezza, disponibilità e condivisione, sono il pane quotidiano. Non andrò mai via da qui, e lo sa perchè? Perchè la mia famiglia ha 5 secoli di storia, in Sicilia". 

Se potesse parlare con se stesso da giovane, cosa gli direbbe?

"Se mi guardo indietro, non ho molto da rimproverarmi. Del resto, ho realizzato quello che sognavo. Fin dal primo giorno della scuola elementare, come si usava allora, il pomeriggio, i bambini, lo passavano in bottega, in officina o nelle campagne. Io, per esempio, ricordo che, con mio nonno, andavo ad irrigare l'agrumeto con i sistemi di una volta, le famose "saie". Oggi, la tecnologia ha fatto progredire il mondo di 10.000 anni in poco più di 50. E un'azienda incapace di stare al passo con i tempi, è un'azienda morta".

Tra 10 anni come vede la Mondial Granit?

"Io vedo un'attività sempre in crescita, e, con 4 figli e 10 nipoti, tutti innamorati della famiglia e dell'azienda, posso dire che siamo riusciti a rappresentare, a partire da mio padre, il passato, il presente e il futuro di questa attività". 

Domani, per un giorno, Damigella ha la possibilità di cambiare qualcosa nel sistema economico italiano. Da cosa partirebbe?

"Dalla differenziazione delle tasse in Italia".

L'autonomia differenziata, come vogliono alcune Regioni del Nord?

"La mia idea, è un pò diversa. E glielo dice una persona che ha attività gemelle anche nel Nord Italia. Primo: come può pagare le stesse tasse un barbiere di Monterosso Almo e uno di Roma? Allora, sarebbe meglio "differenziare", facendo pagare di meno quelle realtà che hanno meno possibilità, in termini di clientela, di bacino d'utenza e di contesto. Questo, spingerebbe molte imprese, italiane e non, a venire in Sicilia, piuttosto che in Nord Africa o nei paesi dell'Est. Dando lavoro e opportunità ai nostri giovani. Poi, serve un piano infrastrutturale straordinario, per la nostra Isola. Ho un'azienda a Trapani, e per raggiungerla ci vogliono 4-5 ore. Le sembra normale? Non basta: per infrastrutture, non intendo solo le strade, ma anche le tecnologie. In azienda ho problemi con i telefoni, e internet, un giorno sì e l'altro pure. E' assurdo. Efficienza e capacità. La Sicilia deve avere le stesse possibilità delle grandi aree industriali, perchè voglia ed entusiasmo non mancano". 

Migranti, una questione di grande attualità. Che ne pensa un'imprenditore di una terra di frontiera come la provincia di Ragusa?

"Dove c'è la guerra o la fame, le persone non hanno altra alternativa che scappare, cercando un luogo sicuro. E questa è una realtà, come è un fatto che la nostra agricoltura siciliana, senza la presenza dei migranti, crollerebbe letteralmente dalla sera alla mattina. Certo, non possiamo permettere che giungano qui terroristi, seviziatori o criminali, che esistono in tutte le realtà del mondo. Magari, si potrebbe attivare un percorso, a partire dai paesi d'origine, che aiuti queste persone, con i relativi controlli, a fuggire dalla miseria o dalle difficoltà. Ma noi abbiamo un grande bisogno dei migranti, da ogni punto di vista".

Quale realtà tra quelle che ha conosciuto in questi anni, le sembra più vicina alla nostra?

"Il Marocco. Non è più Africa, ma Europa. Poi, amo molto la Siria, nonostante le attuali criticità". 

Ci soffermiamo, nel nostro lungo dialogo, anche su una (delle tante) idee partorite dalla mente di Damigella, e che mostrano, molto più delle parole, la sensibilità dell'uomo e dell'imprenditore. Come la cooperativa "Pietra Angolare", da cui è nato il "laboratorio artistico protetto" per ragazzi con disabilità.

"Da sempre, - ci spiega Damigella - la mia azienda collabora con le realtà locali per realizzare opere nelle Chiese e nei monumenti, a servizio della collettività. D'altra parte, un'azienda del territorio, deve trovare un modo per rispondere alle esigenze della comunità, investendo parte del proprio ricavato per migliorare l'immagine del proprio territorio o per conservarne le tradizioni. Un giorno, mi sono svegliato con un'idea. Un giovane con disabilità, in una famiglia benestante, ha accesso a cure e attenzione, in una famiglia con difficoltà economiche, purtroppo, no. E allora, siccome da piccolo giocavo con i mosaici, che mi hanno sempre affascinato, ho deciso di creare questa "società", con tutti i costi a me e tutti i ricavati ai ragazzi, per la realizzazione di un laboratorio, seguito da un'istruttrice che, di fatto, è anche una mamma di questi ragazzi. Io stesso, di domenica, procuro loro dei lavori. Posso dirle una cosa di cui sono fiero? Grazie a questa attività, le patologie dei ragazzi sono state relegate a un aspetto secondario. Scherzano, lavorano insieme, fanno comunità. Ed è bellissimo vederli impegnati in attività di precisione e di altissimo livello, con risultati eccezionali. Sto anche pensando alla creazione di una fondazione, per aiutarli in prospettiva futura. Una realtà con 50 o 100 posti, dove possano vivere insieme e, al tempo stesso, lavorare. Non sarà facile, ma solitamente, quando decido qualcosa, la porto a termine".
 
E cosa direbbe ai giovani ragusani il titolare di una realtà imprenditoriale così affermata?

"Di rimanere qua e lottare, pretendendo i propri diritti e ribellandosi, ovviamente in forma democratica, contro un sistema che non funziona, perchè non si può abbandonare la propria storia per sfiducia è inconcepibile. Lottare, ogni giorno, come farei, e faccio, io, proprio perchè amo la mia terra e non la scambierei con nessun altro posto al mondo. Le faccio un esempio: perchè sprecare risorse, senza realizzare nulla di concreto? Penso alla formazione, un settore che brucia decine e centinaia di milioni di euro, per una cultura solo teorica, senza concreto rapporto con le imprese. Da anni, sottolineo che, chiunque, dal panettiere al chirurgo, se vuole imparare, non deve solo studiare, ma seguire il "maestro", da vicino, rubando i segreti e affrontando le criticità pratiche quotidiane. Noi, nel nostro piccolo e senza alcun finanziamento, formiamo i nostri dipendenti. Per diventare dei maestri, ci vogliono circa 2 anni, ma poi, i nostri giovani, sono delle colonne della nostra attività. Perchè non investire su questo sistema e non su quelli attuali, che non hanno portato ad alcun risultato? E non parlo di aiuti, ma semplicemente di sgravi per le imprese che seguono questo sistema. Sarebbe semplice, perchè non si fa?"

 

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