La poesia della Prima Guerra Mondiale è stata un fenomeno culturale e letterario straordinario, durante il quale la War Poetry si afferma come un genere indipendente e consapevole della realtà che lo circonda.

La poesia si è sempre interessata alla guerra, ma ciò che distingue la WWI poetry sono due cose: 

Primo, la straordinaria quantità di poesia che è stata scritta in questo periodo, dove vi erano più di 200 war poets solo in Inghilterra e Irlanda;

Secondo, la loro consapevolezza di scrivere poesia sulla guerra.

Questa poesia però non può essere limitata alla sola esperienza delle trincee, benché essa rimanga una parte molto importante e profonda di questo genere.

Essa include infatti poesia composta da combattenti e civili, uomini e donne, georgiani (come Sassoon) e modernisti.

Quindi è una definizione inclusiva, e ciò è molto importante perché dobbiamo essere consapevoli delle diverse storie e tradizioni che scorrono nella poesia della Prima Guerra Mondiale, scritta non solo dai cosiddetti “anti-war WWI poets”; infatti vi erano anche compositori non-combattenti come Thomas Hardy o Kiplings.

Dobbiamo anche guardare oltre l’Europa, perché vi erano poeti anche in Turchia, India… quindi non possiamo limitarci alla definizione anglo-centrica di questo genere di poesia.

Il War Poet era qualcuno che viveva la guerra, probabilmente un ufficiale educato a Cambridge o Oxford con una sensibilità raffinata. 

Non riguarda la storia militare, o un romanzo o un film, ma la poesia che ha posto le basi della memoria della Prima Guerra Mondiale, che è andata oltre la storia culturale e la memoria letteraria, come quasi una struttura di sentimenti ed emozioni.

Come afferma Dr. Santanu Das, docente al King’s College di Londra: “noi non leggiamo la WWI poetry: noi ricordiamo, ritorniamo ad una parte del nostro essere precedente, perché essa ci appartiene”.

Una delle caratteristiche uniche della WWI poetry è la sua intensa emotività. Questa poesia è vista spesso come una trascrizione diretta dell’esperienza in trincea, ma ciò che dimentichiamo è il ruolo della forma poetica, del suo linguaggio, metro, rima.

Essa non era né una trascrizione diretta dell’esperienza in trincea, e nemmeno un linguaggio che bisbiglia a sé stesso, quindi meta-poesia.

È uno di quei momenti in cui la poesia si fa testimone del trauma storico ed è in questo che risiede gran parte della sua potenza.

La Prima Guerra porta uomini, donne e scrittori a portare il linguaggio ai suoi limiti, perché vi era un livello di violenza senza precedenti, dove per la prima volta, a causa delle bombe, le persone saltavano in aria a pezzi.

Ma ciò che distingue eccellenti poeti come Wilfred Owen e Siegfried Sassoon, è che loro ci trasportano con le loro poesie in quelle zone di guerra, possiamo quasi sentire il linguaggio mentre cerca di comprendere e raccontare quelle esperienze cruente.

Possiamo anche avvertire lo sforzo da parte del poeta di descrivere una realtà indescrivibile.

Ed è proprio nel linguaggio che sembra contorcersi nel rivelare quelle immagini che risiede la potenza della WWI poetry.

Per esempio, la poesia di Wilfred Owen “Dulce et Decorum Est”, è un momento di estrema violenza e dolore.

Essa è una delle tante esperienze ed Owen non pretende di essere universale nelle sue descrizioni, eppure cerca in tutti i modi di descrivere la sua esperienza, non portando avanti una propaganda politica, ma al contrario smentendo l’idea della guerra come un evento glorioso, affermando che le parole del poeta latino Orazio “Dulce et decorum est pro patria mori” [è dolce e dignitoso morire per la patria], sono menzogne antiche.

Anni dopo si continua a leggere queste poesie non perché soddisfano i nostri bisogni politici o perché in questo modo il mondo diventerà magicamente pacifico, ma perché questa poesia è una combinazione di protesta, rabbia, complessità morale e piacere linguistico, che ci fa realizzare quanto siamo complessi, allo stesso tempo idealisti, riflessivi, mortali, colpevoli, facendoci comprendere ancora una volta cosa significhi essere umani.

E questo è il contributo più grande della WWI poetry, non di portare avanti un’idea politica, ma di farci riflettere sul fascino del linguaggio nel superare i suoi limiti e farci comprendere i nostri.

 

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