Il murales della Fontana della Pace

Interviene la Cgil Ragusa


18 Ottobre 2020

"Il murales della Fontana della Pace che i giovani della “Tana dei Lupi” vorrebbero cancellare". Questo l'incipit della nota del segretario Cgil Ragusa, Giuseppe Scifo. Ecco tutti i dettagli.

"Ci sorprende la presa di posizione del gruppo di estrema destra “Tana dei lupi”, sui murales della Fontana della Pace realizzati, a fine agosto, nell'ambito dei campi di EstateLiberi 2020, promossi da Libera e che quest’anno ha previsto una tappa nella Città di Vittoria. 

La CGIL, ente capofila delle giornate della tappa vittoriese, come già in tante altre occasioni, ha voluto costruire, insieme a Libera e ad altre associazioni del territorio, momenti di aggregazione e confronto attorno ai temi della lotta alle mafie, anche attraverso la realizzazione di incontri formativi, svolti durante quelle giornate, sui temi connessi dello sfruttamento lavorativo, del caporalato in agricoltura e delle agromafie. Sono stati momenti di grande impatto formativo ai quali, i giovani volontari di Libera e tutti gli intervenuti, hanno partecipato con grande entusiasmo e passione per la ricchezza del confronto.

Nell’ambito di questa iniziativa, è stato chiesto a degli artisti, che hanno aderito liberamente e gratuitamente, di realizzare delle opere pittoriche sulle pareti della Fontana della Pace, da sempre sito che ha ospitato murales dedicati a diverse tematiche sociali.

Gli artisti si sono espressi liberamente senza nessuna interferenza o committenza precisa da parte delle organizzazioni promotrici.

Le opere rappresentate nei murales hanno trattato temi del lavoro, dell’oppressione mafiosa, dello sfruttamento ed uno, realizzato dall’artista Giovanni Robustelli, dedicato a Pio La torre, che rappresenta un corteo con in alto una falce e martello.

La “Tana dei lupi” chiede addirittura al Comune di intervenire per la cancellazione del simbolo, rappresentativo della storia politica e umana del politico sindacalista, morto per aver combattuto la mafia, ma soprattutto parte di un opera artistica. 

Un atto grave di insensibilità nei confronti della storia della nostra terra, ma soprattutto un grave atto contro la libertà di espressione. Ciò che colpisce è l'atteggiamento reazionario e censore da parte di questi giovani che dovrebbero invece portare alto il valore della libertà di espressione, piuttosto che fare della demagogia su questioni importanti come la politicizzazione  della lotta alla mafia.

La GGIL prima ancora di difendere il simbolo, difende la libertà di espressione, contro la censura aggravata dalla strumentalità di questa presa di posizione. Non sfugge che i murales sono lì già da quasi due mesi e giusto ora viene posta la questione. 

Ci dispiace e ci ferisce vedere che questi giovani conoscano cosi superficialmente la storia, volendo identificare la falce e martello presente in quell’opera, come il logo di un qualche partito politico oggi in gioco nella competizione elettorale, piuttosto che come il  simbolo di un ideale che ha rappresentato per decenni la speranza di emancipazione per le classi sfruttate, per i braccianti siciliani, da secoli sottomessi dai grandi proprietari terrieri che della mafia si servivano".

 

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