Faceva prostituire la figlia di 13 anni

Orrore senza fine nelle campagne di Acate. Cinque arresti

article image Uno degli alloggi di fortuna dove la ragazza di 13 anni era costretta a prostituirsi


09 Giugno 2019

Una bambina di 13 anni, costretta dalla madre a prostituirsi, nelle serre delle campagne di Acate, dove lavorava nonostante l'età.

Rapporti sessuali con uomini di ogni età, dai 30 fino ai 90 anni; spesso, si trattava di braccianti agricoli Nord Africani e rumeni, o ancora di italiani. 

Questo il quadro che si è presentato di fronte agli agenti della Polizia di Stato, durante i controlli per il contrasto allo sfruttamento lavorativo e al capolarato, da tempo attivati nell'area iblea. 

In una di queste occasioni, nel mese di marzo,, gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa, secondo il loro stesso racconto, notavano una ragazzina che aveva degli atteggiamenti non consoni alla sua età, pertanto decidevano di raccogliere informazioni in più sul suo nucleo familiare.

Da quel momento, emergeva una storia di orrore senza fine. La ragazza, infatti, proprio negli impianti serricoli, consumava rapporti sessuali con braccianti agricoli molto più grandi di lei.

Il pagamento? Somme di denaro, vino, birra, sigarette, una doccia o una casa dove poter dormire. 

Durante le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra la bambina e la madre, autorizzate dalla Procura della Repubblica di Catania, emergeva chiaramente la situazione.  

Addirittura, secondo quanto appurato dagli investigatori, la ragazzina veniva portata dalla madre da un anziano, a Vittoria, dove faceva la cameriera, per poter avere dei generi di prima necessità o anche per fare una doccia. L’uomo, poi, la portava in camera per chiederle dei favori sessuali. Una situazione simile, accadeva anche quando madre e figlia andavano da altri uomini per avere ospitalità in case al mare a Marina di Acate. Le due donne, infatti, spesso avevano dormito in case abbandonate, prive di qualsivoglia idoneità alloggiativa.

Inizialmente, peraltro, i primi rapporti sessuali venivano consumati dalla piccola all’interno di un casolare abbandonato a pochi metri dal mare, tra una serra e l’altra, dove c’era solo una rete con un materasso.

Gli operai che finivano di lavorare in campagna si appartavano con lei trovando rifugio dietro una tenda fatta con un lenzuolo, per proteggersi da occhi indiscreti.

La bambina è stata talmente strappata all'adolescenza, da credere di poter avere rapporti sessuali con maggiorenni, tanto che nelle ultime settimane aveva intessuto una relazione sentimentale con un marocchino di 30 anni.

Tutti coloro che a qualsiasi titolo hanno consumato rapporti sessuali con la minore, risponderanno del reato di violenza sessuale anche se non hanno coartato la piccola fisicamente, questo perché il legislatore ha voluto proteggere i minori di 14 anni, proprio perché questi non possono autodeterminarsi nel voler consumare un rapporto sessuale, non avendo ancora raggiunto quel grado di maturità.

La Procura della Repubblica di Catania, ha disposto,  a conclusione delle indagini, il fermo di 5 persone, una rumena, due italiani e due marocchini. La donna, è indagata per sfruttamento della prostituzione minorile e i 4 uomini per atti sessuali con minore, rispondendo altresì, come detto, del reato più grave reato di violenza sessuale.

Per quanto concerne l'attivazione del blitz, la Squadra Mobile di Ragusa, durante le intercettazioni, ha carpito che la ragazzina volesse denunciare uno dei tanti uomini con il quale aveva consumato dei rapporti sessuali, pertanto su disposizione della Procura della Repubblica veniva fatto un intervento d’urgenza. 

La bambina è stata immediatamente affidata ad un centro specializzato ed una donna della Polizia di Stato, insieme ad una psicologa, ha ascoltato il durissimo racconto della piccola, racconto quasi incredibile. 

La ragazzina, peraltro, nel raccontare quanto accaduto, non faceva trasparire alcun segno di rabbia nei confronti della madre.

Dalle intercettazioni, poi, emergeva come tutti gli indagati, avendo avuto notizia che la ragazzina era stata portata via dalla Polizia, stavano pianificando una fuga.

La Procura della Repubblica di Ragusa, competente territorialmente per i provvedimenti disposti con urgenza, ha richiesto perciò la convalida del fermo, che il Giudice per le Indagini Preliminari ha accolto, applicando la misura cautelare in carcere per tutti gli indagati, tranne che per il novantenne, al quale è stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di Vittoria, dove risiede.

Per la cattura dei 4 indagati, nell'ambito dell'operazione denominata Green House, due poliziotti hanno finto di cercare lavoro nelle due distinte serre dove gli indagati marocchini lavoravano; questo escamotage di voler parlare con il titolare per un finto colloquio in orario prossimo al termine della giornata lavorativa, ha permesso di catturare i due marocchini. Difatti mentre tutti gli operai si accingevano ad allontanarsi dalle serre per raggiungere le abitazioni di fortuna, i poliziotti si sono qualificati ammanettando gli indagati.

L’italiano di 61 anni è stato raggiunto invece sotto la propria abitazione da un altro team dedicato alle catture ed infine la madre della vittima, indagata per sfruttamento della prostituzione minorile, è stata catturata nei pressi dell’abitazione di un connazionale, dove spesso andava a chiedere ospitalità.

 

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