Il nodo energetico continua a pesare sulle prospettive industriali dell'Italia: il rincaro delle fonti e la transizione verso la decarbonizzazione rischiano di generare, secondo l'analisi riportata nel Rapporto di previsione 2026 di Confindustria, una vera e propria desertificazione industriale. Il documento evidenzia che le chiusure d'impianti rappresentano circa il 48% della diminuzione complessiva delle emissioni nel periodo considerato.
Un meccanismo di mercato con effetti perversi
Al centro del dibattito c'è il Sistema Europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), concepito come strumento di mercato per attribuire un prezzo alla CO2 e favorire l'adozione di tecnologie meno inquinanti. Nella pratica, però, l'accoppiata tra costi energetici elevati e il prezzo del carbonio può spingere aziende ad abbandonare produzioni intensive di emissioni piuttosto che investire in innovazione.
La logica di funzionamento dell'ETS, che assegna quote negoziabili corrispondenti a tonnellate di CO2 entro un tetto prefissato, intende premiare chi riduce le emissioni. Ma, come sottolinea il rapporto, la strategia del mercato può risultare insufficiente a preservare la base produttiva se i costi aggregati (energia più quote) rendono antieconomiche le produzioni in Italia.
“Le chiusure d’impianti valgono circa la metà (48%) della riduzione di emissioni”
ETS2, Fondo sul clima e il ruolo del prezzo dell'elettricità
Tra le novità europee è emersa la proposta ETS2, suscettibile di incidere ulteriormente sui consumatori finali, in particolare per carburanti, trasporti ed elettricità. Il Consiglio europeo ha chiesto approfondimenti, ma il mercato resta all'attenzione delle imprese che temono impatti sui costi di produzione. In tal senso è previsto un meccanismo di compensazione rappresentato dal cosiddetto Fondo sul clima, pensato come ammortizzatore degli effetti distributivi del nuovo regime.
Un elemento tecnico cruciale è il meccanismo che determina il prezzo dell'elettricità. Nel mercato marginalista europea, il costo dell'energia viene fissato dal produttore marginale: spesso è il gas, anche se più costoso, a stabilire il prezzo di vendita all'ingrosso. Questa dinamica amplifica l'effetto dei prezzi del combustibile fossile sul conto energetico delle imprese.
Conseguenze per il sistema Paese
La situazione italiana presenta alcune specificità che pesano sulla competitività. A titolo comparativo, il mix elettrico spagnolo incorpora una quota significativa di nucleare, riportata al 18% nel confronto citato, che contribuisce a un prezzo all'ingrosso inferiore in alcuni periodi. Tuttavia, per effetto di oneri fiscali e costi di rete, le bollette finali possono risultare sostanzialmente allineate tra i paesi.
Da queste premesse emergono alcune implicazioni pratiche:
- rischio di perdita di capacità produttiva manifatturiera se il rapporto costo/beneficio rende insostenibili gli investimenti di decarbonizzazione;
- necessità di strumenti pubblici che accompagnino la transizione per evitare la sola riduzione delle emissioni tramite la chiusura di impianti;
- importanza di un disegno europeo dell'ETS che contempli misure di salvaguardia per i comparti strategici e per i consumatori finali.
Quali scelte per il futuro
Il bilanciamento tra obiettivi climatici e tutela della base industriale richiederà decisioni coordinate a livello nazionale ed europeo. L'uso di strumenti di mercato resta un cardine della strategia di decarbonizzazione, ma l'esperienza recente suggerisce che senza adeguati correttivi può produrre effetti distributivi indesiderati.
Per l'Italia, dove il mix energetico e la struttura dei costi differiscono rispetto ad altri partner europei, è cruciale definire misure che favoriscano gli investimenti in efficienza, fonti rinnovabili e tecnologie pulite, riducendo al tempo stesso l'esposizione delle imprese ai picchi di prezzo. Inoltre, i meccanismi di sostegno come il Fondo sul clima dovranno essere modellati per mitigare gli impatti sociali ed economici più acuti, evitando che la decarbonizzazione si traduca prevalentemente in una perdita netta di capacità produttiva nazionale.
| Voce | Valore citato |
|---|---|
| Quota della riduzione emissioni dovuta a chiusure impianti | 48% |
| Quota nucleare nel mix spagnolo (confronto) | 18% |
La transizione energetica resta un obiettivo irrinunciabile, ma la sua gestione tecnica e politica determinerà se l'Italia saprà coniugare decarbonizzazione e competitività industriale o se dovrà affrontare una sostanziale ristrutturazione del proprio tessuto produttivo.