La Soprintendenza dei Beni culturali e Ambientali di Ragusa, diretta da Antonio De Marco ha consegnato i lavori per la messa in sicurezza della statua di Santa Rosalia e di quattro apostoli che si trovano sulla scalinata che accompagna alla Chiesa di San Pietro a Modica.

L’intervento sarà realizzato dalla ditta Arte e Restauro di Vittoria che si è aggiudicata per 80 mila euro i lavori di messa in sicurezza e restauro delle statue che arricchiscono la preziosa scalinata.

“La consegna dei lavori mantiene un impegno assunto con i cittadini di Modica: fra alcuni mesi, a lavori ultimati, – sottolinea l’Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – riconsegneremo le statue restaurate alla Città, rimuovendo le condizioni di pericolo esistenti e salvaguardando la bellezza delle opere. Non appena l’intervento sarà completato, Modica potrà nuovamente mostrare con orgoglio il proprio tesoro.

Sono orgoglioso di operare nell’interesse della bellezza di questa nostra Terra di Sicilia, che merita che il proprio patrimonio culturale venga curato e salvaguardato”.

La Scalinata, che in quest’intervento viene presa in esame, è costituita da tre rampe di scalini e raccorda la sede stradale di Corso Umberto I con il sagrato del tempio.

Le statue degli Apostoli, chiamati dal popolo "Santoni", opera di Salvatore Ammatuna e del suo discepolo Pietro Petracolo, sono collocate su piedistalli lungo il perimetro.

Una prima serie di quattro (San Tommaso, San Matteo, San Mattia, San Giacomo di Zebedeo ) si erge lungo la cancellata ed ai lati del varco inferiore, due coppie delimitano i pianerottoli rispettivamente in cima al primo (San Bartolomeo, San Filippo) e al secondo ordine (San Giuda, San Simone), una teoria di quattro sculture ai bordi dello spiazzo superiore (Sant'Andrea, San Pietro, San Paolo, San Giovanni ) chiude la monumentale rassegna.

Gli interventi di messa in sicurezza e restauro
saranno effettuati sulle cinque statue che presentano maggiori criticità: Santa Rosalia, che si trova sull’angolo destro del prospetto principale a un’altezza di circa 18-20 metri dal piano del sagrato, e i quattro apostoli - San Marco, San Tommaso, San Mattia e San Giacomo – che si trovano nella parte bassa della scalinata, adiacenti al marciapiede da dove costituiscono pericolo per i passanti.

Le statue sono in precarie condizioni con profonde lesioni, distacco di materiale e sfarinamento dovuto anche alla presenza di umidità ambientale e muffe.
 
La statua di Santa Rosalia, in particolare, è attraversata da una profonda lesione longitudinale, probabilmente provocata dall’ossidazione del ferro di ancoraggio che ha spaccato il marmo.

L'esistenza della scalinata è attestata storicamente al 1396, come rileva da un documento del vescovo di Siracusa, ma la sua edificazione sembra doversi collocare dal 1301 al 1350 circa, come riferisce lo storico seicentesco Placido Carafa. Il luogo di culto sembra essersi perfezionato nel 1504.

Posta in un’area ad alto rischio sismico, la Chiesa è stata a più riprese danneggiata e ricostruita nelle parti crollate. Alla ricostruzione contribuì anche una generosa elargizione di re Filippo IV, che rinunciò a favore della chiesa al contributo annuale che la Contea di Modica versava al Real Patrimonio di Spagna.

Con l'autoproclamazione a chiesa madre del tempio dedicato a San Pietro, la chiesa "ufficiale" dei conti di Modica in quanto prossima al castello e in maggior misura finanziata dall'opulenta nobiltà modicana, ebbe inizio una acerrima e secolare disputa fra autorità capitolari sostenute dai fedeli e dai devoti delle contrapposte realtà parrocchiali.

Scontri tra fazioni - sangiorgesi contro sanpietresi (Giorgesi e Pietresi) - che sfociavano spesso in scaramucce, intolleranti dispetti, determinata ignoranza e mancata osservanza di regole, sconfinamenti - anche durante i cortei processionali, futili motivi e pretesti che si tramutavano in provocazioni, non di rado concretizzandosi in fitte sassaiole, solenni bastonature collettive, mutui danneggiamenti, divieti di ogni genere. Giuseppe Pitrè riferisce di canzonature, epiteti volgari, insulti reciproci, coinvolgimento di bambini, minacce vicendevoli.