Gestione impianti rifiuti, parla Cassì

Il Sindaco di Ragusa spiega le motivazioni

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12 Ottobre 2020

Dichiarazione del Sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, in merito alle critiche sollevate da Legambiente a proposito della decisione di assumere una gestione pubblica, attraverso una società di scopo, degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

La decisione è stata adottata all’unanimità dalla assemblea della SRR di Ragusa (Società di Regolazione dei Rifiuti), di cui sono soci tutti i Comuni della provincia.

“Legambiente – ha dichiarato il primo cittadino - per un verso giudica positivamente, nel merito, l’idea che la Pubblica Amministrazione gestisca direttamente, e non per mezzo di società private (molte delle quali “sotto inchiesta della magistratura”), gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ma per altro verso critica la scelta adottata all’unanimità (si è astenuto solo il commissario di Vittoria, ma solo perché in scadenza di mandato) dalla assemblea della SRR di Ragusa (Società di Regolazione dei Rifiuti, di cui sono soci tutti i Comuni della provincia), di costituire una società di scopo che abbia proprio questa finalità. 

Secondo Legambiente, infatti, le difficoltà finanziarie e la scarsa attitudine di molti Comuni ad onorare puntualmente i pagamenti (“alcuni comuni pensano che in una società pubblica i servizi si devono ricevere ma si possono anche non pagare”, scrive), oltre che il rischio di nuove assunzioni clientelari, avrebbero dovuto far propendere per una prosecuzione di un modello di gestione tramite società private.

La critica però non convince, per varie ragioni.

1. Esistono strumenti legali molto efficaci per imporre ai Comuni morosi il pagamento delle quote di partecipazione dovute, come ad esempio il ricorso al potere sostitutivo della Regione di nominare commissari ad acta che si insediano presso il Comune inadempiente e recuperano le somme dovute: soluzione di recente adottata e che ha dato buoni risultati. E nel patto costitutivo che si chiederà a tutti gli Enti di sottoscrivere sarà ben evidenziato che il mancato pagamento dei debiti potrà comportare la sospensione del servizio, con tutto quello che ne conseguirebbe.

2. Accettare che una società privata possa, a differenza di quella pubblica, anticipare i costi del servizio, con l’idea che, tanto, anche se il debito non viene restituito, non ci sarebbero conseguenze per il sistema di raccolta rifiuti, è pericoloso, oltre che eticamente scorretto: significa consegnare al privato, alle sue vicissitudini, alle sue decisioni operative (può in teoria decidere di chiudere, o fallire) le sorti di un servizio essenziale per la comunità, ed è sintomo di un approccio al problema che sconfina nell’immoralità: come dire che l’azienda privata, il personale che vi lavora, i titolari che vi investono, al limite sono sacrificabili sull’altare della tutela a prescindere dei comuni, anche quando adottano politiche dissennate e trascurano di prendersi cura di servizi essenziali.

3. La scelta della gestione privata rispetto a quella pubblica, pur riconoscendo quest’ultima, in linea teorica, da preferire, rappresenterebbe una sconfitta della politica, che abdicherebbe dalle proprie prerogative e dai propri compiti riconoscendo di fatto la propria manifesta incapacità. La resa preventiva non è certamente l’approccio giusto. Abbiamo il dovere di provarci. Quello che è accaduto in passato non può essere l’unico punto di riferimento per le nostre scelte future. Dobbiamo credere che esiste un modo migliore di operare ed impegnarci in tal senso. Il primato della politica deve essere ribadito in ogni circostanza.

4. L’accusa che più ferisce, anche se ne comprendono perfettamente le motivazioni, è che si dà per scontato che la scelta di proseguire con una gestione “in house” del servizio presupponga, inevitabilmente, l’utilizzo dello strumento per finalità clientelari. Possiamo dire semplicemente a questo proposito che non sarà così. Opereremo perché siano scelte le professionalità più idonee mediante strumenti di selezione trasparenti, nel numero strettamente necessario al bisogno, con il solo scopo di rendere un servizio migliore possibile e di ottimizzarne i costi. Quello che è sempre accaduto non può essere una giustificazione per tirarsi indietro. Si chiede un atto di fede, che ovviamente potrà essere oggetto di verifica in ogni momento”.

 

TERRITORIO RAGUSA CRITICO: UNA NUOVA SOCIETA' DI SCOPO E' SOLO UN MODO PER CREARE POLTRONE 

“Preoccupa non poco la indisponente posizione assunta dal sindaco Cassì che, nella sua qualità di Presidente della SRR, prosegue nella linea di costituire una società di scopo che si occupi degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani”.

Valutazione scaturita da una recente riunione del Direttivo di Territorio che ha considerato le conseguenze di una decisione che sembra, decisamente, fuori dal tempo e dalla realtà.

Sottolinea Il segretario cittadino, Michele Tasca: “In passato, altri sindaci hanno operato in maniera del tutto contraria, preoccupandosi di azzerare società simili, fonte solo di stipendi e di poltrone, a fronte della mancata soluzione  dei problemi emergenti del settore.

Non si avverte la necessità di creare un altro carrozzone.

Cassì replica alle critiche che da più parti si sollevano, appellandosi all’unanimità dei sindaci e rilevando i vantaggi di una gestione non affidata a privati”.

Aggiunge ancora il responsabile del Movimento Territorio: “Sarebbe auspicabile rivedere la scelta, e facciamo appello ai sindaci in tal senso, scelta che, innanzitutto, comporterebbe stipendi per Presidente, componenti del Consiglio di amministrazione e revisori dei conti; in una epoca nella quale si tende a chiudere i carrozzoni politici, se ne crea uno nuovo di zecca, anche per nuove assunzioni clientelari. 

Il ricorso ai privati appare, fino ad ora, il metodo migliore per gestire quanto in oggetto, adottando, chiaramente, tutti gli accorgimenti per rendere quanto mai efficace e duraturo il servizio, senza intoppi e criticità determinate da eventuali mancanze dei comuni aderenti.

La politica ha dimostrato nel tempo, di non essere adatta a gestire determinate situazioni, l’inesperienza politica del sindaco Cassì preoccupa, soprattutto quando dice, in una sua nota, “abbiamo il dovere di provarci”, non siamo a scuola di sperimentazioni, proprio l’esperienza del passato deve essere di insegnamento per il futuro”.

“Appaiono, di fatto, inopportune e avventate – conclude Michele Tasca – le sue certezze sull’assenza di scelte clientelari per il ricorso a idonei strumenti di selezione trasparenti, quando si fanno già i nomi dei prescelti, mentre si resta basiti nel veder ammettere ciò che è accaduto in passato, chiedendo un atto di fede suscettibile, già in partenza, di possibili verifiche, segno che si intravedono, già da ora, possibili crepe nella scelta”.

 

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